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27/11/14

Intervista alla scrittrice Sara Zelda Mazzini: "Monaco di Baviera è la mia casa"



Sara Zelda Mazzini, potrebbe presentarsi per chi ancora non la conosce? 

Tanto per cominciare, mi chiamo Sara. Il mio nome d’arte è un omaggio a Zelda Fitzgerald, moglie e musa ispiratrice del grande romanziere americano Francis Scott Fitzgerald. Anche Zelda è nata il 24 luglio come me (lei nel 1900, io nel 1980). Lei e Scott vengono spesso dipinti come la prima eroina della rivoluzione controculturale femminile americana e l’ultimo dei romantici, una combinazione esplosiva di materia e anti-materia destinata a fondare l’odierna civiltà occidentale. È su questa dicotomia di fondo che al momento baso tutto il mio lavoro. 


Che tipo di rapporto ha con la città di Monaco? 


Monaco è la mia casa, da quando, nel gennaio 2012, mi ci sono trasferita – galeotta fu una proposta di lavoro mossa a quello che attualmente è mio marito. All’epoca non parlavo una parola di tedesco, ma questo non mi ha spaventato, così come non mi spaventa niente, nella vita, se è possibile impararlo. Mi sono armata di buona volontà e iscritta a una delle numerose scuole per stranieri di cui questa città cosmopolita è piena, conseguendo una certificazione europea di livello B2. Se il primo anno si è caratterizzato nella fascinazione per la novità e nella tipica sensazione di “vivere in vacanza”, il secondo è stato invece aspro e problematico, soprattutto sotto il profilo dei rapporti interpersonali. Svanito l’entusiasmo iniziale occorre prendere atto che italiani e tedeschi – anche nel sud della Germania, considerato dagli stessi bavaresi come l’ultimo avamposto del territorio italiano – sono per educazione e cultura davvero molto diversi, e le dinamiche sociali a cui eravamo abituati in patria non possono applicarsi a questo popolo riservato ed estremamente autocritico. Per qualche tempo, complici gli innumerevoli viaggi di lavoro che mio marito è costretto a compiere, mi sono sentita sola e incompresa... finché è accaduta una specia di magia. Nel corso di una breve vacanza attraverso la Schwarzwald ho fatto la scoperta sorprendente che la popolazione locale non ci trattava più come stranieri, evitando altresì di proporci i menù italiani di cui tutti i ristoranti sono provvisti, ricorrendo a inferenze che solo chi vive in Germania possiede e addirittura concedendosi di scherzare con noi. La sensazione di avvenuto inserimento è andata rafforzandosi quando ho compreso che non ero stata capace di notare il cambiamento a Monaco soltanto perché la città mi è divenuta familiare, in quell’accezione di cose che si danno per scontate. Ormai non sono più una Zuagroast, come direbbero i bavaresi. In Baviera ho trovato la mia dimensione ideale e una rispondenza ottimale al mio spirito che – prima non potevo saperlo – ha una forte connotazione germanica. Il rovescio della medaglia è che adesso non sarei più in grado di tornare indietro. 


Dove nasce l'ispirazione di scrivere I Dissidenti? 


 È difficile per me focalizzarmi su un unico centro ispirativo, dal momento che il romanzo è riuscito a racchiudere una quantità di temi a me estremamente cari che hanno trovato da soli una sintesi, quasi per magia; ma posso dire che in larga parte si tratta proprio dello spirito germanico di cui parlavo sopra. L’intera storia ricalca infatti quella del Ragnarök (alla lettera: destino degli dèi), ovvero l’apocalisse secondo l’antica religione germanica. Mentre la visione di apocalisse cristiana concerne l’idea di un giudizio divino sugli esseri umani, quella norrena prevede che a scontrarsi col proprio destino, sotto forma di nemesi, siano le stesse divinità – le quali, in ultima istanza, non sono che i più grandi tra i guerrieri. Mi è parso che questa visione si sposasse perfettamente con l’immagine di cui vengono oggigiorno rivestite le rockstar (ma anche attori, idoli sportivi, eccetera), osannate dalle masse che ne decretano il successo e spesso definite apertamente come dèi. Ho pensato che la storia del mondo occidentale, da un certo punto in poi, è stata scritta dai cristiani, tanto che perfino il computo del tempo è venuto ad azzerarsi nel momento della nascita di Cristo, e che sarebbe stato divertente affrontarla da un punto di vista diverso. I Dissidenti la affronta appunto dall’ottica dei grandi guerrieri vichinghi. 


Dalla nascita dell'idea alla pubblicazione del libro. Quali sono state le difficoltà che ha riscontrato durante questo percorso e qual è la sua soddisfazione più grande? 



Potrà sembrare banale, ma la soddisfazione più grande è stata riuscire a finirlo. Dopo un lavoro di ideazione, documentazione e limatura che – a più riprese – si è protatto per oltre sette anni, c’è stato un momento in cui credevo seriamente che non ci sarei riuscita. Il progetto era ambizioso e il desiderio di rendere la storia coerente si scontrava con quello di seguire il primo impulso che avrebbe reso il romanzo veramente originale: dunque si è trattato di uno scontro continuo tra il mio istinto e la mia naturale mania di controllo. A volte sono arrivata al punto di sabotarmi da sola, come Penelope con la sua tela, nella ferma convinzione che ci fosse ancora qualcosa da dire e che si potesse dirlo meglio di: così. Pertanto, non potevo pubblicare il mio romanzo, non ancora, e così pensando non lo avrei pubblicato mai. Ho dovuto operarmi una sorta di violenza per decidere che forse era più pronto per l’uscita di quanto non lo fossi io stessa. In più, essendo I Dissidenti totalmente auto-prodotto, non mi sono limitata a scriverlo, ma l’ho anche riletto, corretto, tagliato, impaginato, confezionato e infine pubblicizzato. In altre parole, oltre ai compiti di stretta competenza di un autore, mi sono accollata anche quelli di editor, editore, grafico ed esperto di marketing (fortunatamente in questi ultimi due campi ho potuto avvalermi del consiglio di alcuni esperti). Si è trattato – e si tratta tuttora – di un’operazione colossale in termini di tempo ed energie. Oggigiorno, infatti, l’editoria per così dire tradizionale non è più garanzia di diffusione ottimale per le opere di un autore ancora poco conosciuto. Annegate di richieste che non riescono a smaltire, spesso le case editrici si affidano alle classifiche degli E-book auto-pubblicati in vendita su Amazon per scegliere il prossimo romanzo da acquistare e pubblicare, in base al gradimento dei lettori. Ecco perché, se siete interessati a vedere I Dissidenti sugli scaffali italiani delle librerie Hugendubel, o nelle librerie italiane, è necessario che vi adoperiate a influire su quella classifica, acquistando il mio libro in formato digitale e “passando parola” a tutti i vostri amici, parenti e conoscenti. 

Mad, la protagonista del suo romanzo, è alla continua ricerca di risposte. Potrebbe descrivercela meglio e anticiparci qualcosa della sua storia e delle sue idee? 


 La mia Mad è quello che i filosofi tedeschi chiamerebbero Zeitgeist, e al tempo stesso vi si oppone. È un’anima in continua evoluzione, che aspira alla completezza racchiudendo in sé gli opposti. Per ogni lezione che impara, sente di dover apprendere anche la lezione contraria. Quando si innamora ha bisogno di capire come odiare, quando arriva a sentirsi una donna si focalizza sui sentimenti degli uomini, eccetera. Per lo più non comprende il suo ambiente vitale, eppure sa adattarvisi, per non esserne schiacciata. Come Nastas’ja Filippovna ne L’Idiota di Dostoevskij, è inscindibilmente legata a tutto ciò che più disprezza, in quanto consapevole che per muovere battaglia a questo mondo deve necessariamente restare ben salda al suo interno. 


Dove si può acquistare il romanzo? 


 Al momento il romanzo è reperibile unicamente sulle vetrine digitali, ma ci sono molte opzioni diverse riguardo all’acquisto e alla modalità di lettura. Per chi possiede un E-reader è possibile scegliere tra Kobo Store e Amazon Kindle Store (quest’ultimo offre anche la possibilità di scaricare gratuitamente un’applicazione per la lettura sul proprio computer, tablet e smartphone), Google Play per i dispositivi Android o iTunes per quelli di Apple... oltre a moltissime altre librerie virtuali.

3 commenti :

  1. Mi piace tantissimo la frase: " Come Nastas’ja Filippovna ne L’Idiota di Dostoevskij, è inscindibilmente legata a tutto ciò che più disprezza, in quanto consapevole che per muovere battaglia a questo mondo deve necessariamente restare ben salda al suo interno....."

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  2. La ringrazio, Greta. Sul mio blog A Room With A Review ho scritto un'analisi completa di questo affascinante personaggio. Se le interessa leggerlo, trova il link cliccando sul mio nome utente, in questo stesso commento. Mi farà molto piacere ricevere un'opinione a riguardo.

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  3. per quanto riguarda il Romanzo: consigliatissimo, anzi un MUST ! La storia ti spiazza, lo stile ti stravolge, i personaggi ti coinvolgono. non si può uscire indenni da questa lettura. Fino all ultima riga ti lascia col fiato sospeso, e mentre lo leggi senti sempre una musica in testa, una diversa per ogni capitolo.
    Sicuramente da rileggere (per via degli innumerevoli messaggi "nascosti") non appena acquisite le dovute inferenze. Personaggio preferito: FEDE

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