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23/01/18

10 cose da non dire a chi è emigrato



1) Beato te che sei all'estero e fai la bella vita.
Se beato sono io che lavoro all'estero con sacrificio e faccio i soldi, beato potresti essere anche tu, prendendo la valigia, partendo e lavorando come sto facendo io,  con lo stesso sudore e lo stesso sacrificio. Forza, provaci, fai la bella vita anche tu!


2) E' più difficile restare in Italia che partire!
E chi lo ha detto? Sicuramente è più facile restare in Italia facendo sacrifici con il portafoglio dei propri genitori che partire e scegliere di fare sacrifici con il sudore della propria fronte. 
Prova a partire, imparare una nuova lingua, cercare una casa che magari dovrai condividere con persone che non conosci, cercare disperatamente un lavoro qualsiasi mentre tutti i tuoi risparmi si stanno volatilizzando e quando lo trovi sentirti come se avessi vinto al lotto. 
Lavora e torna a casa, stanco, senza che nessuno ti faccia trovare un piatto caldo già pronto, senza che nessuno ti rifaccia il letto, lavi la biancheria, stiri le tue camicie, riordini la tua stanza... 
Prova a rimboccarti le maniche come ho fatto io e poi fammi sapere cos'è più facile. 



3) Non ti mancano i tuoi amici? 
E' ovvio che gli amici mi manchino, così come la mia famiglia. E' ovvio a tal punto che non dovrebbe essere nemmeno chiesto. 



4) Da quando sei partito non ti fai più sentire. 
Esiste un metodo infallibile per contattare una persona che secondo te non si sta facendo più sentire: prendere il telefono e chiamarla.
Non aspettarti che sia sempre io a chiamarti. Non aspettarti che abbia sempre il tempo e la voglia di farlo. Spesso una telefonata ricevuta, un sms ai tempi di whatsapp non costa nulla e significa tanto. 


5) Stai lavorando? 
Chiesto ancora prima di "come stai?". Prova a chiedermi "come vanno le cose?" o magari "come te la passi?", cerca di essere più generico e non chiedermi direttamente se dopo un mese sono riuscito a trovare un lavoro. 


6) Quanto guadagni? 
Non c'è alcuna ragione per cui tu debba essere a conoscenza di quanto io guadagni. Forse vuoi capire se è più o meno di quanto guadagni tu, ma chiedere a quanto corrisponda lo stipendio di una persona è decisamente di cattivo gusto. 
Così come tutte quelle domande simili: "ti pagano bene?", "lo stipendio com'è?". 
Sono similmente di pessimo gusto. 

6) In Germania non c'è crisi...
La crisi è ovunque. Se ti hanno raccontato che in Germania non esiste, allora puoi continuare a confrontarti con gente che ama raccontare stupidaggini e convincerti che tutti vivano nel lusso e che i soldi cadano dal cielo.  


7) Quando riparti? 
In genere questa domanda è collegata a "Quando sei arrivato?". Sembra quasi di essere ai controlli doganali dell'aeroporto. 
Non credo sia fondamentale sapere quando me ne andrò. Preferisco non pensare al momento in cui le ferie finiranno.
Non temere: non dovrai ospitarmi a casa tua  durante le mie vacanze.  


8) Sei cambiato
Certo che sono cambiato.
Per forza. 
Probabilmente la distanza ti aiuta a vedere bene sfumature che da vicino non riuscivi a cogliere. Probabilmente sono cresciuto, maturato. Potrei anche non starti particolarmente simpatico, ma dirmi che sono cambiato non mi farà sentire in colpa perché non c'è alcun motivo per esserlo. 
Si fanno nuove esperienze, si cresce, si cambia. 
E' inevitabile.  Fattene una ragione e prova anche tu. 

9) Mi trovi un lavoro? 
Cosa ti fa credere che io sia una sorta di ufficio di collocamento? Cosa ti fa pensare che io abbia il tempo di farlo?  E poi, mi è capitato di aver trovato un lavoro per gente che improvvisamente non era più interessata a trasferirsi, chi avrebbe voluto fare lavori d'ufficio con il solo titolo di licenza media o chi si è lamentato di qualsiasi cosa, arrivando a togliermi il saluto. 


10) Qua si muore di fame...
Disse l'uomo vestito firmato dalla testa ai piedi, con in mano il suo nuovo I-Phone comprato a rate...  



continua...
 
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