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07/02/18

Le critiche agli italiani che emigrano sono vergognose





Smettetela di dire che: "è più difficile restare nella propria terra che andare via"; "ci vuole più coraggio a restare che ad andarsene"; "fa più sacrifici chi resta in Italia di chi è all'estero". 



Le critiche agli italiani che emigrano sono vergognose, soprattutto se a farle sono i "cocco di mamma", "bello di nonna" e "gioia di papà".





Si dovrebbe dire che è più facile fare una cosa anziché l'altra solo dopo averle provate entrambe, altrimenti è meglio stare zitti. 


Molti giovani che restano in Italia fanno sacrifici ogni giorno per costruirsi un futuro (e la stragrande maggioranza di quelli che conosco mi dicono che, se avessero l'opportunità, se ne andrebbero senza pensarci due volte), ma questo non vuol dire che gli italiani all'estero facciano "la bella vita" o che siano "privilegiati". 


Il privilegio quale sarebbe? Aver scelto di rimboccarsi le maniche e non sbadigliare in un Paese che non offre niente? Aver cercato opportunità altrove? Pensate che se ne siano andati a cuor leggero? 
Pensate che siano felici di dover cercare all'estero quello che avrebbero potuto avere in Italia? 


Forse i privilegiati sono quelli che tornano a casa e trovano un piatto caldo già pronto, i vestiti lavati, stirati e già sistemati nell'armadio, la paghetta puntuale di genitori e nonni, vestono firmati dalla testa ai piedi e intanto si lamentano della crisi. 


Ma allora perché continuate a fare questa vitaccia? Perché non partite anche voi e provate a fare "la bella vita all'estero?" 
Mentre fate sacrifici aspettando che vi cada la manna dal cielo, perché non vi concedete un po' di relax e provate l'ebbrezza di emigrare e tutte quelle bellissime sensazioni che prova ogni ragazzo che vive lontano dalla propria casa, dalla propria famiglia, dai propri amici, dai luoghi che ama di più? 


Perché non provate a trasferirvi in un posto lontano da amici e parenti, con usi, costumi e abitudini diverse dalle vostre, imparare una nuova lingua, adattarvi a fare qualsiasi tipo di lavoro pur di poter andare avanti, risparmiare su tutto pur di riuscire a mettere qualcosa da parte? 


Perché c'è gente che si spacca la schiena in Italia e ammira chi se ne va, rispetta la loro scelta e la considera naturale? 


Ma soprattutto, perché ci sono i campioni di giramento pollici che scrivono di fare sacrifici mentre restano sbracati sul divano perché tanto "lavoro non ce n'è"?


Una cosa è certa, senza offesa per nessuno: tutti sono bravi a fare sacrifici con il portafogli degli altri. 


Salvatore Bufanio

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