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30/05/19

Dachau, il campo di concentramento e l’inizio del terrore


Il campo di concentramento di Dachau fu il primo tassello del sistema concentrazionario nazista, aperto il 22 marzo 1933 su iniziativa di Heinrich Himmler, il cui nome è indissolubilmente legato alla “soluzione finale della questione ebraica”. La decisione fu presa appena un mese dopo l’ascesa al potere di Hitler (30 gennaio 1933). Il campo era situato nei pressi della cittadina di Dachau, già residenza estiva di corte, a circa 16 chilometri a nord-ovest di Monaco di Baviera, nel sud della Germania. Visitare il campo e il memoriale equivale a gettare uno sguardo su una delle pagine più drammatiche della storia del Novecento. Dachau servì da modello a tutti i lager nazisti eretti successivamente; fu il luogo dal quale le SS esportarono negli altri lager "lo spirito di Dachau", il "terrore senza pietà". Nel campo transitarono circa 200mila persone e, secondo i dati del Museo di Dachau, 41.500 vi persero la vita. I deportati in arrivo al lager percorrevano una larga strada curata, la Lagerstrasse, al termine della quale era situato il cosiddetto Jourhaus, la "porta dell'inferno", l’edificio del comando di campo dove campeggiava la scritta “Arbeit macht frei”, "Il lavoro rende liberi", slogan di straordinario cinismo che, diffuso in molti altri lager, divenne il terribile simbolo della menzogna nazista laddove il lavoro non liberò mai nessuno, diventando, invece, uno strumento di morte.
 
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