Germania, tasso di contagio si riavvicina a 1, ma il quadro generale è rassicurante. I dati reali e le analisi




La Germania è uno dei paesi europei che ha iniziato ad allentare gradualmente le restrizioni imposte per contenere il contagio da Coronavirus. Da ieri in Italia il caso della Germania viene citato da giornali, alcuni politici e commentatori per difendere la prudenza del governo italiano sulle riaperture, sostenendo che in Germania all’allargamento delle restrizioni sia risalito l’indice di contagio. 

I dati del Robert Koch Institute dicono che in Germania, all’inizio di marzo, il numero di riproduzione di base (R0) – cioè il numero medio di nuovi contagi che genera una persona infetta, in una popolazione che è totalmente suscettibile a un virus, come avviene con una nuova malattia – era pari a 3. 


Dopodiché, è diminuito: si è stabilizzato intorno a 1 dal 22 marzo, è leggermente aumentato dal 3 aprile e il 4 aprile era pari a 1,2. Ieri, 28 aprile era 0,9.
Se R0 è inferiore a 1, significa che ogni infetto contagia in media meno di una persona e quindi la diffusione dell’epidemia tende a rallentare
Il virologo Jonas Schmidt-Chanasit, del Bernhard-Nocht-Institut für Tropenmedizin di Amburgo, ha spiegato che va tenuto presente il «quadro generale, cioè il numero di persone gravemente ammalate e la capacità degli ospedali e delle terapie intensive», dati che attualmente in Germania sono piuttosto rassicuranti. 
Qualche giorno fa Angela Merkel aveva detto che anche un piccolo aumento dell’R0 sopra l’1 sarebbe stato un segnale di allarme. Ciò che conta davvero, ha però spiegato Schmidt-Chanasit, «non è un valore una tantum di 1,1» ma se quella cifra venisse confermata in modo consecutivo anche nei giorni successivi. «È la tendenza a lungo termine che conta davvero».
Una lenta strategia di eliminazione delle restrizioni è, per Jonas Schmidt-Chanasit, «l’unica cosa che può essere fatta» per vedere quali saranno gli effetti: effetti che quindi secondo il suo parere non sono ancora verificabili. «Dovremo scoprirlo nel prossimo futuro e non ci resta che andare avanti». 
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