Migliaia di medici in fuga dall'Italia: la Germania li paga il doppio


Sono stati eletti «eroi» nel corso della pandemia e giustamente il presidente della repubblica Sergio Mattarella ha deciso di conferire particolari onorificenze anche a medici e infermieri che hanno lavorato in prima linea nella lotta al Covid-19. Ma purtroppo l’esercito degli eroi è in fuga dall’Italia: sono infatti almeno 9.000 i medici italiani che negli ultimi otto anni sono andati a lavorare all’estero. Lo ha certificato il «Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica» pubblicato dalla Corte dei Conti. Un dato che va di pari passo con un altro noto da tempo, ben prima del coronavirus: al servizio sanitario italiano mancano già oggi almeno 10.000 «camici bianchi» a causa dei pensionamento e del mancato turnover negli ospedali.


«Mancano incentivi»

La fuga dei medici all’estero diventa un dato centrale ora che da un lato l’emergenza covid ha messo a nudo i limiti della sanità pubblica e dall’altro l’Europa ha messo a disposizione dell’Italia 37 miliardi (grazie al Mes) proprio da investire in ospedali e presidi sanitari. I 9.000 laureati usciti dall’Italia hanno scelto principalmente la strada di Gran Bretagna, Germania, Svizzera e paesi scandinavi. «Il fenomeno - nota la Corte dei Conti - pur deponendo a favore della qualità del sistema formativo nazionale rischia di rendere le misure assunte per l’incremento delle specializzazioni poco efficaci se non accompagnate da un sistema di incentivi che consenta di contrastare efficacemente le distorsioni».


Un costo di 200.000 euro a medico

La medesima relazione fa notare comunque che in molti casi potrebbe trattarsi di trasferimenti temporanei «Come osservato dal ministero della Salute - si legge nel Rapporto - l’aumento delle certificazioni rilasciate ogni anno dall’amministrazione ai fini della libera circolazione dei medici e dei medici specialisti laureati in Italia verso i Paesi dell’Unione Europea non corrisponde necessariamente al numero dei medici che effettivamente si trasferiscono stabilmente all’estero». Tanti o pochi che siano i trasferimenti definitivi, tenendo conto che la formazione di un medico specialista costa allo stato circa 200.000 euro, ogni medico in fuga equivale a regalare una Ferrari al suo stato di destinazione.


Le differenze di retribuzione

Ma quali sono le cause che spingono i professionisti della salute lontano dall’Italia? Il dato più evidente è la differenza di trattamento economico. Una ricerca dell’Ocse datata 2018 fissa a a poco più di 80.000 dollari lordi la retribuzione media di un medico italiano: il dodicesimo posto in una graduatoria di 21 paesi che vede in testa l’Islanda con ben 202 mila dollari seguita dall’Irlanda (186.000). Tra i paesi a cui bussano i dottori italiani la Germania garantisce 156.600 dollari l’anno, 148.000 il Regno Unito, 111.000 la Svezia. Il rapporto tra la busta paga di un medico in Italia e quella di un lavoratore medio è di 2,5 a 1, in Germania sale a 3,5 e in Gran Bretagna a 3,4.


I medici più anziani d’Europa

Ma tra le cause che allontanano i giovani professionisti dall’Italia ci sono anche gli scarsi spazi professionali garantiti dal nostro sistema. L’età media degli specialisti negli ospedali italiani è infatti di 55 anni, la più alta d’Europa e ben 16 punti più alta della media Ocse. Il dato è stato elaborato dalla Fnomceo, la federazione degli ordini dei medici. Il presidente Filippo Anelli parla di un «imbuto formativo» tra la laurea e la specializzazione, che intrappola circa 10.000 camici bianchi. Un paradosso già venuto alla luce ben prima dell’emergenza Covid, quando diverse regioni erano state costrette a trovare le soluzioni più disparate per coprire gli organici dei loro ospedali: chi richiamando in servizio pensionati (il Veneto), chi mandando in corsia neolaureati (la Toscana), chi chiedendo in prestito personale dalla sanità dell’Esercito (il Molise).
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