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21/01/18

I laureati lavano i piatti nel mio ristorante e i raccomandati col posto fisso in Italia si lamentano della crisi



Quando sono partito per la Germania avevo appena finito il militare. Parlo degli inizi degli anni '90. Insieme ad altri amici pensavamo di fare qualche soldo all'estero e poi tornare in Italia.

Loro però sono tornati dopo qualche settimana perché dicevano di non amare la vita che si faceva qui. Loro non amavano fare i lavapiatti. A pensarci bene, in quel gruppo di amici, forse ero l'unico che aveva davvero voglia di sistemarsi, pensare al futuro e non solo a cosa fare domani o al massimo dopodomani. 

Quando mi telefonavano, mi dicevano: "Torna che qui in Italia si sta bene".

"Ma come? Siamo partiti perché non si stava bene e ora tutto è cambiato? Come è possibile?"

Quando ho aperto il mio primo ristorante, con tanti sacrifici, quelle telefonate si sono fatte sempre meno frequenti. Molti di quelli che credevo amici non si sono fatti più sentire.

Sono passati quasi 30 anni. Sono rimasto a Monaco facendo tantissimi sacrifici e senza l'aiuto di nessuno. Se adesso sto bene economicamente e posso permettermi più di quello che mi sarei potuto permettere se fossi rimasto in Italia, è solo grazie ai miei sacrifici e alle scelte che feci quando ero ancora un ragazzo.

Non ti racconto queste cose perché voglio farmi pubblicità  (chiede di restare anonimo) o voglio l'applauso di qualcuno. Racconto queste cose perché sono convinto che anche molti italiani a Monaco hanno vissuto le stesse cose che ho vissuto io. Vedo che c'è una sorta di invidia nei confronti di chi è emigrato e ce l'ha fatta. 



Quando incontro molti di questi miei "amici" nel nostro bel paesino italiano, li trovo quasi sempre seduti al bar anche in orari di lavoro. Ho capito da subito che non erano in ferie e che questo per loro era un'abitudine. In Germania è impensabile un comportamento del genere. 

Molti sono addirittura impiegati statali. Posti di lavoro ottenuti grazie alle raccomandazioni di qualche politico o degli amici di amici. Posso dire per certo che alcuni di loro non sapevano nemmeno cosa fosse un curriculum.

Ora hanno uno stipendio sicuro, una manna caduta dal cielo, soprattutto per molti di loro che per quello che ne so, avevano anche difficoltà a scrivere e parlare italiano correttamente.

Eppure, detta così, sembra che l'invidioso sia io. 
In realtà, quello che non sopporto è il loro piangersi addosso e quella malcelata invidia nei confronti di chi ha trovato il modo per fare fortuna all'estero e non ha chiesto piaceri a nessuno per ottenere un posto di lavoro. 


Penso che dovrebbero essere grati per quello che hanno, ma gli riesce meglio lamentarsi e ripetere come un disco rotto che la crisi italiana sia di anno in anno più grave. 

Forse se in Italia le cose non vanno benissimo è perché per anni si sono seguite certe logiche, fatte di scambio di favori, raccomandazioni e calci nel sedere che hanno piazzato persone incompetenti in posti che non meritavano. La crisi vera la vivono i giovani che non troveranno mai un posto di lavoro.

Sai quanti ragazzi laureati vengono a chiedere lavoro nel mio ristorante? Sai quanti laureati si mettono a fare i lavapiatti pur di poter guadagnare qualcosa mentre studiano tedesco? 
Ma li stimo e so che qui a Monaco possono arrivare dove vogliono.  Anzi sono io stesso ad incoraggiarli. 
Mi dicono che in Italia non c'è meritocrazia e che molti posti pubblici sono occupati da persone incompetenti.

Non posso negarlo:  tra quegli incompetenti avrei potuto esserci anche io se non avessi scelto di restare qui e avessi incontrato le "persone giuste". 

Ma in Italia preferisco andarci solo in vacanza. E quando ci torno, uno di quelli che ha un bel posto a tempo indeterminato in un ufficio comunale,  con una faccia tosta da manuale, parcheggia la sua auto di grossa cilindrata in piazza, posa il suo cellulare da 1000 euro sul bancone del bar e dopo aver ordinato un caffè mi poggia anche una mano sulla spalla e mi dice: "Beato te che che sei rimasto in Germania e fai i soldi perché qui in Italia si fa solo la fame". 



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