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24/01/18

Siamo la generazione senza santi in paradiso




Siamo la generazione della flessibilità, dei voucher e del "le faremo sapere". Siamo la generazione senza santi in paradiso e con tanti sogni nel cassetto. 

Viviamo in posti che non ci meritano, sognandone altri dove andarcene. Siamo la generazione dei voli low cost, cantiamo per ingannare la rabbia, sorridiamo per non piangere. Perché in tempi di crisi risparmiamo anche le lacrime. 

Siamo la generazione che cambierà il mondo, intanto cambia il colore dei nostri capelli, il modo in cui guardiamo la realtà mentre i politici salvano le banche, formano governi che cadono e si rialzano, promettono le stesse cose da 20 anni. 

Ma non smettiamo di sognare in silenzio, tra un desiderio e l'altro, nascosto in fondo a quintali di rabbia. La rabbia di sapere che in Italia la disoccupazione continua a raggiungere picchi sempre più alti, mentre i "politici" sbandierano ricette per cambiare il mondo del lavoro, fingendo di non sapere che oggi il problema principale non è cambiare il lavoro, ma crearlo. ù

Fingono spudoratamente di non sapere che oltre 9,3 milioni di italiani sono a rischio povertà, 4,5 milioni in povertà assoluta ed è sempre più estesa l'area di disagio sociale. Perché scaldare la poltrona è più importante del futuro di una nazione che era la più bella ed invidiata del mondo: l'Italia.  

Cosa dovrebbero fare i giovani? Lavorare gratis? Continuare a leggere annunci di lavoro vergognosi in stile "cercasi apprendista con esperienza"? Accontentarsi come galline nel pollaio? 

C'è chi ha capito che non ha più senso restare chiusi in un recinto di promesse. C'è chi si sente un'aquila e non una gallina: perché le aquile sanno come usare le ali e arrivare lontano. 

Dal 2016, infatti, sono oltre mezzo milione gli italiani che si sono trasferiti all'estero. Ma ancora, non sento uno, uno solo dei signori in giacca e cravatta, parlare seriamente di un'Italia che si sta svuotando. Non sento nessuno di loro dire che che farà di tutto per fermare questa emorragia. 

Un Paese che perde i propri cittadini è un Paese malato. E l'Italia sembra esserlo da molto tempo. 

Siamo la generazione senza santi in paradiso, ma che non smette di sperare in un cambiamento.


 
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