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11/12/18

A Monaco di Baviera la mostra “Essere un bambino soldato: guerra anziché infanzia”


La sezione di Monaco di Baviera di “Pax Christi” ha organizzato, in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, la mostra “Essere un bambino soldato: guerra anziché infanzia” che, presentata oggi, sarà inaugurata venerdì prossimo, 14 dicembre. 

Il reclutamento di bambini per la guerra, che siano conflitti civili, guerriglia o guerre dichiarate, porta all’impiego, in tutto il mondo di circa 250.000 bambini e adolescenti, sottoposti a violenze brutali, mutilazioni e sevizie sessuali. Con la mostra, Pax Christi München racconta le esperienze traumatizzanti di vari bambini soldato sulla base delle loro testimonianze.

Pax Christi München denuncia il commercio di armi leggere destinate ai bambini soldato da parte delle aziende tedesche come Heckler & Koch, Rheinmetall, Diehl, Walther o Sig Sauer. 

Ma denuncia anche la possibilità che l’esercito tedesco offre a minori di 18 anni di arruolarsi come volontari. Pax Christi chiede quindi un controllo rigido sull’esportazione di armi. Un altro problema è l’alto numero di ex bambini soldato politraumatizzati che giunge in Germania come richiedenti asilo, necessitanti di aiuti psicologici speciali. 

In contemporanea con la mostra Pax Christi Germania rilancia tre campagne: una per il divieto del reclutamento con meno di 18 anni; una per una moratoria internazionale che fermi o limiti il commercio delle armi; una per le azioni di recupero degli ex bambini soldato.

Addio a Riccardo Giacconi, Premio Nobel per la Fisica

Riccardo Giacconi con Carlo Azeglio Ciampi

E' scomparso il 9 dicembre 2018, all'età di 87 anni, il Premio Nobel per la Fisica 2002 Riccardo Giacconi

Allievo di Giuseppe Occhialini, divenne il fondatore indiscusso dell'Astronomia a raggi X. Il suo contributo allo sviluppo dell'astrofisica che ha portato alla scoperta delle sorgenti cosmiche ai raggi X gli valse il Premio Nobel. Secondo le fonti Riccardo Giacconi sarebbe scomparso ieri, 9 dicembre, all'età di 87 anni. Laureato in Fisica all'Università degli studi di Milano, nel 1959 si trasferì nel Massachusetts, all’American Science and Engineering, dove cominciò lo studio della radiazione X proveniente dal cosmo. In seguito ottenne la cittadinanza americana. 

Negli anni '60 ha gettato le basi per qualunque tipo di astronomia non filtrata dall'atmosfera terrestre. Dopo la scoperta della prima sorgente cosmica a raggi X (Scorpius X-1, nel 1962) infatti, fu promotore della progettazione e del lancio, nel 1970, del primo satellite dedicato a queste lunghezze d'onda: Uhuru della Nasa. 

"E' con profonda tristezza - dice il Commissario dell'Asi Piero Benvenuti - che apprendo la notizia della scomparsa di Riccardo Giacconi, premio Nobel per la Fisica nel 2002. La mia vita professionale si è intrecciata più volte con quella di Riccardo, da quando, nel lontano 1973 presentando ad una Scuola di Erice i risultati pionieristici del satellite Uhuru, con il suo entusiasmo mi ispirò ad interessarmi di astrofisica spaziale. Anni più tardi, quando era Direttore dello Space Telescope Institute a Baltimora, lo rincontrai come responsabile per l’Agenzia Spaziale Europea del gruppo di supporto all’utilizzo dei dati scientifici del telescopio Hubble, operante presso l’Eso a Monaco di Baviera e per uno strano gioco del destino, continuammo la nostra collaborazione quando venne nominato Direttore Generale dell’Eso. Devo quindi moltissimo a Riccardo Giacconi, che considero uno dei miei maestri sia in campo  scientifico, ma soprattutto in campo manageriale".

L’Agenzia Spaziale Italiana, la comunità scientifica nazionale e l’Italia tutta - conclude Benvenuti - piange in Riccardo Giacconi un fulgido esempio di uomo e di scienziato". "Ricordo - dice il Presidente dell'INAF Nichi D'Amico - che da studente universitario, a metà degli anni Settanta, ebbi il privilegio di seguire un corso tenuto da Bruno Rossi, già professore al MIT e fondatore negli Stati Uniti di American Science and Enginnering, che aveva accolto già da alcuni anni il Giacconi giovane pioniere, entusiasta e determinato. 
Ricordo l'affetto e l'ammirazione con cui Bruno Rossi descriveva il personaggio, peraltro già famoso, e quando ebbi il piacere e l'onore di conoscerlo personalmente, rimasi inevitabilmente affascinato dal suo carisma".

22/11/18

Quando anche gli anziani scappano all'estero



Passano gli anni, cambiano i colori politici, cambiano le promesse, ma resta l’amaro in bocca, la delusione nel constatare che il numero degli italiani che emigrano all’estero in cerca di lavoro è in continuo aumento. Così come è in aumento il numero degli italiani che vivono in condizione di povertà assoluta.

Secondo i dati AIRE, l’Anagrafe degli Italiani residenti all’Estero, all’inizio del 2018, i cittadini italiani registrati erano più di 5,1 milioni. E il 21% dei connazionali ha lasciato l’Italia negli ultimi 5 anni.  

Nel 2017 hanno lasciato l'Italia quasi 130mila persone, il 2,7% in più rispetto al 2016, il 14% rispetto a 5 anni fa. 

Non sono solo i giovani sotto i 35 anni ad emigrare. Non è una questione che riguarda solo chi non riesce a costruirsi un futuro nel proprio paese di origine. Nonostante questa categoria costituisca poco meno di un terzo, l'incremento  maggiore è rappresentato da cittadini italiani di età compresa tra i 50 e i 74 anni. 

Non emigrando quindi solo i “cervelli in fuga”, ma anche italiani di mezza età. Molti dei quali seguono figli e nipoti, emigrati prima di loro. 

Famiglie che smettono di essere sgretolate e che scelgono di riunirsi in un paese lontano da quelle in cui sono nate. Scelgono di guardare altrove e contribuiscono alla lenta e silenziosa processione di italiani con le valigie piene di rabbia e di speranza. 

Del resto, gli ultimi dati sulla povertà in Italia, diffusi nella Giornata mondiale di lotta contro la povertà dalla Caritas Italiana col suo rapporto 2018 “Povertà in attesa”, dice che l’Italia ha oltre 5 milioni di poveri “assoluti”, quelli cioè che non riescono a raggiungere uno standard di vita dignitoso. Un numero in aumento, cresciuto in un solo anno – tra il 2016 e il 2017 – di 358mila unità, ma che dagli anni pre-crisi a oggi è aumentato del 182%
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di Salvatore Bufanio 










15/11/18

Multe salate per chi attende senza biglietto qualcuno in stazione a Monaco

Molti non lo sanno, ma esiste un biglietto che si chiama "Bahnsteigkarte" ed è acquistabile con 0,40 centesimi da chiunque voglia transitare in stazione per accompagnare qualcuno. 

Non è possibile acquistare questo tipo di biglietto sulla App "mvg", ma direttamente alle macchinette automatiche presenti in ogni stazione. E' a tutti gli effetti un titolo di viaggio obbligatorio anche per chi di fatto non deve viaggiare, ma semplicemente accompagnare o attendere l'arrivo di qualcuno in stazione.  

Per chi ne fosse sprovvisto, la multa da pagare è di 60 euro. Un'assurdità che ha portato i cittadini a scrivere al sindaco della capitale bavarese, Dieter Reiter, per manifestare tutto il loro disappunto. 

Reiter ha detto: "Penso che questo regolamento sia un anacronismo che deve essere riconsiderato. Se vuoi solo andare in stazione per salutare amici o parenti, non dovresti pagare una tassa. Pertanto, lavorerò per l'abolizione della Bahnsteigkarte e sono certo che sia possibile trovare una soluzione a misura di cliente. Soprattutto in un momento in cui vogliamo rendere più attraenti i trasporti pubblici, anche i modelli di pensiero antiquati devono essere riconsiderati e il servizio nell'interesse dei clienti in primo piano". 

 Il "Bahnsteigkarte" è unico in Baviera. In tutta la Germania, solo ad Amburgo esiste un'altra tassa simile, ma anche lì si sta pensando di abolirla. Fino ad allora, occhi aperti e non dimenticate di munirvi di biglietto.
Il sindaco di Monaco, Dieter Reiter



13/11/18

Chi è Katharina Schulze, la donna che ha guidato la rinascita dei Verdi in Baviera


Il successo annunciato dei Verdi in Baviera ha un nome: Katharina Schulze, la donna simbolo del cambiamento in Baviera, la promessa per il futuro.  Capolista insieme a Ludwig Hartmann per il Landtag bavarese, Schulze ha 33 anni. Nel 2008, quando era studentessa di scienze politiche all’Università di San Diego, lavorava come volontaria nella campagna di Barack Obama. Nello stesso anno aveva aderito ai Grünen e nel 2009 venne eletta leader dei giovani della Baviera. Capo del partito nel Land due anni dopo, nel 2013 era entrata nel Parlamento regionale, dove dal 2017 guida i deputati verdi. Ambiziosa, informata, competente, Katharina Schulze si è rivelata una spina nel fianco della Csu anche perché accanto ai temi tradizionali dei Grünen — diritti civili, energia pulita, integrazione europea — dà spesso e volentieri battaglia sulla politica interna e sulla sicurezza, dove non si stanca di chiedere migliori equipaggiamenti e l’aumento delle unità d’élite nelle forze di polizia. Questo non le impedisce, trovandosi di fronte a una manifestazione di neonazisti, di mostrar loro il dito medio. Sulla rete, in Parlamento o per strada, Katharina è sembrata onnipresente. I suoi comizi sono sempre happening. Ha un grande talento retorico, riconosciuto dall’Associazione degli speechwriter di lingua tedesca, che l’ha premiata come migliore oratore della campagna bavarese. Lei non si pone limiti: «Nella mia visione — dice — l’obiettivo è salvare il mondo, pragmaticamente». Sembra un apocrifo di Obama, uno dei suoi miti.

12/11/18

Anche in Germania in arrivo i microchip sottopelle per i lavoratori


Cosa succederebbe se in Italia ogni datore di lavoro chiedesse ai propri dipendenti di impiantarsi un microchip sottopelle

Che fine farebbe la privacy? Che fine farebbe la dignità dei lavoratori o quel che ne resta? 

In Gran Bretagna è in atto una forte polemica sull’uso dei microchip sui lavoratori. 


A quanto pare la società BioTeq, che si occupa appunto di questo tipo di impianti per organizzazioni ma anche per privati, ne ha già realizzati oltre 150 nel Paese, sia per singoli individui che per dipendenti di piccole società, e ne ha inviati altri in Spagna, Francia, Germania, Giappone e Cina. 

I piccoli chip, piazzati sottopelle fra il pollice e l’indice, sono simili a quelli che si utilizzano per gli animali da compagnia. 

I sindacati sono molto preoccupati che questa pratica possa prendere piede e influenzare sempre di più il rapporto tra datore di lavoro e dipendenti e rendere questi ultimi controllabili dai primi, 24 ore su 24, senza alcuna eccezione per la vita privata. 

La tecnologia su cui si basano, consente, ad esempio, di sbloccare la porta di casa e accendere l’auto semplicemente avvicinando la mano, ma anche di immagazinare dati come una vera e propria memory card.  

Secondo il Sunday Telegraph anche una società scandinava starebbe trattando con diverse compagnie legali e finanziarie britanniche per programmare l’installazione di questi chip, grandi come un chicco di riso, nei loro dipendenti. Fra queste c’è anche una società molto nota con migliaia di impiegati, probabilmente l'Ikea. 

La Cbi, Confederation of British Industry che rappresenta 190mila aziende britanniche, si è detta preoccupata: “Le società dovrebbero concentrarsi sulle priorità più immediate e focalizzare sul coinvolgimento degli impiegati” piuttosto che monitorarli – anche se in tutti i casi le ragioni scomodate per gli impianti sono legate alla sicurezza – con questi strumenti di tracciamento. 

 “I lavoratori sono preoccupati che questa tecnologia possa essere usata per controllare e gestire i dipendenti, violandone quindi la privacy e il diritto alla riservatezza, dando ai datori di lavoro ancora più poteri".  
 
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